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CANTALUPO IN SABINA (RI)



altitudine 303m. Distanza da Rieti Km 23

Stazione ferroviaria più vicina: Poggio Mirteto

info
- Comune


In epoca romana imperiale il suo territorio è cosparso di ville rustiche residenziali.
Attorno ad esse, nel primo medioevo, sorgono i Pagi e i Vici, i cui abitanti, sopravvissuti alle invasioni barbariche, si incastellano (tra l'VIII ed il IX secolo) sul punto più alto del territorio, dando vita al Castrum Cantalupi, citato per la prima volta dal Regesto Farfense nell'anno 1037.

  I conti di Cunio sono i primi "consorti" che danno vita alla primitiva rocca, cui segue il "Palatium" dei conti di S. Eustachio (sec. XIII e XIV). Cantalupo passa quindi ai Savelli, che dominano nel castello sino a tutto il XV secolo. Seguono i Cesi di Acquasparta e di Rignano che, nei secoli XVI e XVII, trasformano il castello dei Savelli nel palazzo residenziale (Palazzo Cesi). Guido Vaini, marchese di Vacone, compra il castello ed il feudo dai Cesi, passando poi l'eredità ai Lante della Rovere, che restano fino al 1804. La proprietà del palazzo, il ricco patrimonio terriero e diversi possedimenti immobiliari passano poi nelle mani di diversi signori, dal Patriziato Sabino, ai Simonetti e quindi al francese De Podenas. Nel 1862 Giovanni Battista Camuccini, figlio del pittore neoclassico Vincenzo, acquista il patrimonio dell'ex feudo e trasforma il "Palazzo" in un museo.

Amministrativamente Cantalupo è in origine comunità indirettamente soggetta alla Camera Apostolica; poi, con la caduta del sistema feudale, passa direttamente sotto il Governo Pontificio (1816). Nel 1861 entra a far parte del Regno d'Italia, aggregato alla provincia di Perugia e successivamente a quella di Roma, fino ad essere finalmente incluso nella nuova provincia di Rieti nel 1927.  

Palazzo Camuccini
E' sicuramente il più noto ed il più rappresentativo edificio di Cantalupo. Di epoca rinascimentale, il palazzo fu edificato dal cardinale Pier Donato Cesi sui ruderi della Rocca dei S. Eustachi e dei Savelli (palatium); successivamente divenne la dimora dei feudatari Vaini e Lante della Rovere. Deve il suo nome attuale al Barone Camuccini, figlio del noto pittore neoclassico Vincenzo Camuccini, che lo acquistò dal Marchese Enrico di Podenas e provvide a trasformarlo in un museo, con una vasta collezione di materiale archeologico ed una sezione storico-artistica incentrata su di una raccolta di disegni e bozzetti del padre.. L'edificio conserva ancora l'originaria struttura a pianta rettangolare e la facciata tardo-rinascimentale con il portico dorico a cinque ordini di archi, che si affaccia sulla piazza principale del paese. Le sale interne, sempre rettangolari, sono affrescate con scene di carattere mitologico attribuite alla Scuola degli Zuccari (XVI secolo). Di notevole interesse anche lo scalone ed il giardino pensile. La parte posteriore del palazzo, che si affaccia sulla vallata sottostante, è caratterizzata da due torri quadrate che si trovano agli angoli della costruzione: è questo l'unico tratto che conserva alcune tracce dell'originaria costruzione medioevale.Chiesa di S. Adamo
Era in origine una cappella costruita sulla tomba di un eremita, Adamo appunto, proclamato Santo per i numerosi miracoli compiuti in vita. Nota sin dal 1000, nel secolo XV la cappella fu ampliata fino ad assumere le fattezze dell'attuale chiesa, a navata unica con abside semicircolare e pareti affrescate in stile tardo-gotico.

Chiesa Parrocchiale di S. Biagio
Risalente al 1703, fu disegnata dalla scuola di Carlo Fontana e Francesco Rosa. Sorge nei pressi di Palazzo Camuccini e presenta una pianta ovale ed un bel fonte battesimale ricavato da un'urna funeraria di epoca romana.

Il Tulliano
E' la denominazione data agli imponenti resti di una villa rustica romana (gens tullia), rinvenuti nei pressi di Cantalupo. Secondo un'ipotesi mai provata, si tratterebbe della villa di Marco Tullio Cicerone.

Interessanti sono anche i siti archeologici di S. Vito (resti di terme romane) e di S. Giovanni (vicus romano su cui fu costruito un castello con la pieve), oltre alle chiese di S. Biagio fuori le Mura (costruita nel 1620 dai Cesi sui resti di una cappella preesistente) e S. Girolamo (sita in Piazza Garibaldi e nota per la sosta effettuatavi dai fratelli Cairoli).


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