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S. VITO ROMANO (RM)



COME ARRIVARE

- A24 : Uscita Castelmadama, a destra su via Empolitana 1^ seguire le indicazioni, per circa Km 19 .

- A1 : Uscita Valmontone proseguire per Genazzano, quindi per San Vito - (Km 20 da Valmontone).

- via Tiburtina fino a Tivoli prendere l'empolitana 1^ (Km 25 da Tivoli).

- via Prenestina fino a Palestrina e proseguire per San Vito (Km 18 da Palestrina).

- via Casilina fino a Palestrina e proseguire per San Vito (Km 18 da Palestrina). 

info

- Comune


Sulle propaggini orientali della catena dei Monti Prenestini, in posizione dominante sulla valle del Sacco, si estende San Vito Romano, meta ideale di soggiorni estivi. La zona fin dal X secolo a.C. fu abitata dagli Equi, un popolo di guerrieri che fronteggiò i Romani nelle loro mire espansionistiche fino al 456 a.C., anno in cui fu definitivamente debellato. Le terre degli Equi furono attribuite dai Romani ai propri veterani e ai reduci.
In epoca romana San Vito si chiamava Vitellia, poichè, come afferma Svetonio, la località fu difesa contro gli Equi, che tentavano di conquistarla, dalla famiglia dei Vitelli; in epoca precedente aveva assunto anche altre denominazioni come Bola e Treba. Riguardo all'origine del nome odierno, è citato un Castrum Sancti Viti in un codumento della Curia prenestina. La denominazione fu senz'altro prescelta dai monaci benedettini, che vollero dedicare il paese a San Vito e, nello stello tempo, conservare la radice del nome dell'antica Vitellia. I Romani abitarono questi siti per molti secoli e vi costruirono sontuose ville. Subì le invasioni barbariche e, alla fine del VI secolo, la dominazione longobarda; testimonianza è la località "La Corte", nome con cui i Longobardi chiamavano le ville, che erano insieme abitazioni, costruzioni rurali e centri fortificati.

Nel IX secolo Vitellia subì le terribili scorrerie dei Saraceni, gli abitanti fuggirono sulla rupe, caratterizzata da profonde caverne naturali che servirono da rifugio.
Gli scampati alla strage, aiutati dai monaci benedettini, iniziarono la ricostruzione di un nuovo centro. Sulla sommità della rupe fu eretta una fortezza intorno alla quale si formò l'abitato di San Vito, che fu feudo dei monaci fino all'anno 1180 quando subentrarono i Colonna, i quali si preoccuparono subito di rendere il castello inespugnabile, con nuove opere di fortificazione e circondandolo con una strada detta "La difesa". Il borgo che si costituì risale al XIV secolo ed è quasi intatto. La famiglia Colonna rimase feudataria fino al 1565, quando un suo celebre discendente, Marcantonio, gravato dai debiti, fu costretto a cedere alcune proprietà.
San Vito fu acquistata dai Massimo, ma dopo dieci anni passò nelle mani dei Theodoli, che l'acquistarono per 20.000 scudi romani.
Al Cardinale Mario Theodoli si deve la costruzione di "Borgo Mario", che sorse sopra un piano artificiale, creato pareggiando le punte del roccione e riempiendo i dirupi, ad un livello più alto della parte antica, A Carlo Theodoli si deve invece la sistemazione del castello con la caratteristica forma a nave.

COSA VEDERE

S.Vito, S.Maria de Arce, S.S. Sebastiano e Rocco, S.Biagio, Madonna di Compigliano, Palazzo Theodoli


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